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01-06-2012
L’UNIVERSALITA’ DEL SEGNO E DEL COLORE NELLE OPERE DI MASSIMO MELICCHIO.


Le opere dell’artista Massimo Melicchio rappresentano un collante globale tra le culture dove, la decontestualizzazione - universalizzazione del “segno”, diviene la comunicazione distintiva del suo pensiero e della sua espressione artistica. L’ amore e l’interesse per le atmosfere e le tradizioni d’Africa, attraverso un uso particolare del segno stesso e della simbologia e lavorazione del colore, assume un’aura senza confini. Ad essere ripresa, come metafora di operosità e creatività, è la figura della donna, custode della casa e della famiglia, che l’artista ripropone nella sua produzione pittorica, come elemento dominante.
Accanto ad essa , il Maestro Melicchio riporta i segni che le appartengono: le retinature delle capanne, delle quali è artefice, i disegni tribali cari alla tradizione di quei luoghi, le caratteristiche dei mantelli degli animali della savana, come la zebra, che divengono degli astratti di straordinario impatto emotivo e visivo.
A questi segni specifici, l’artista accosta quelli occidentali dell’alfabeto, in una sorta di contaminazione che diventa linguaggio riconosciuto universalmente, in una condivisione di valori e principi. Tale concetto si rafforza attraverso l’uso del colore.
Le donne riportano spesso la tinta del rosso, simbolo di vita e fecondità, che riconduce alla mente il concetto di maternità: rappresentativo il dipinto “Abecedario africano” in cui la donna porta con amore, nel caratteristico marsupio dietro la schiena, il proprio bambino e che ha alle spalle, come sfondo, proprio le lettere dell’alfabeto occidentale.
Simbolo di vita e di luce, si presenta il giallo, che sembra porsi come una sorta di lume sulle immagini, a dar loro una consistenza maggiore e una propria vitalità come nel dipinto “Awe”.
Il verde riconduce al rapporto primordiale uomo-natura, da cui non si può prescindere e che è emblema vitale dell’umanità intera.
E poi il blu che, idealmente, così come l’artista stesso sottolinea, rappresenta l’infinito e la linea d’unione tra cielo e mare all’orizzonte.
Per finire il viola, che si riferisce alla spiritualità, e tinge la veste della donna nello stupendo dipinto “Regina D’Africa”.
La lavorazione del colore ad olio, dona all’artista la possibilità di accostare, in maniera armonica e quasi musicale, in una brillantezza unica, i cromatismi nella loro pienezza, lungi da sofisticazioni. I caldi e i freddi si avvicendano come le note di una sinfonia meravigliosa sullo spartito della tela, che tocca direttamente le corde dell’anima, in una reminiscenza kandinskyana.
Un’altra caratteristica fondante dello stile del Maestro Melicchio è la particolare lavorazione trasversale di forme rombiche, quasi come fossero foglie, in una raffica vorticosa, che attraversano tutto il dipinto. Questa peculiarità ha una duplice funzione: da un lato, offre una sorta di movimento alle immagini, che non appaiono mai diafane , ma sempre vitali, come se si liberassero dalla costrizione spaziale della tela stessa, dall’altro, richiamano, come lo stesso artista afferma, il famigerato “Velo di Maya” di Schopenhauer. Quest’ultimo, infatti, sosteneva che ogni cosa è coperta da un velo che ne cela la reale essenza. Ed è questo che ritroviamo nelle opere dell’artista.
Segni e colori dunque, per creare una nuova comunicazione, che ci accompagni in un viaggio verso quell’essenza profonda, per ritrovare un modo di comunicare immediato e universale.

Dott.ssa Raffaella Buccieri.



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